GIANDOMENICO VENEZIANI

Intervista di Giulia Dozza

CONOSCIAMO L'ARTISTA

Giandomenico Veneziani nasce a Bisceglie, cittadina sul mare in Puglia. Si laurea in Marketing presso l’Università di Bari. Il suo percorso inizia da autodidatta, avvicinandosi alla fotografia sin da giovane. Nel tempo apprende le diverse tecniche e le infinite possibilità della creazione artistica. La sperimentazione fotografica trova ampia espressione durante i suoi viaggi in Europa, Asia e Sud America. Nel 2019 realizza un progetto fotografico personale intitolato “El Camino – Faces and places around Sacred Valley” ambientato in Perù. Si ispira alle persone, ai loro racconti, ai volti, alle emozioni. La fotografia rappresenta per lui un mezzo importante per condividere sentimenti e storie dei soggetti fotografati. Ama prendere ispirazione soprattutto dalla musica, dalla pittura, dai libri e dai film. Per riempire il suo bagaglio studia con passione e attenzione i più importanti fotografi che hanno fatto la storia della fotografia, avvicinandosi ai grandi maestri della fotografia di moda. In questo ambito cerca di realizzare scatti unici e non convenzionali dando ai suoi lavori una visione cinematografica, cercando di creare atmosfere surreali e oniriche. Nel corso degli ultimi anni ha raggiunto risultati importanti in concorsi internazionali come 35Awards, The Independent Photographer, Lensculture, AllAboutPhoto, PX3, IPA, TIFA, BIFA, Monochrome Awards, reFocus Awards. Quest’anno ha rappresentato l’Italia come giudice nazionale nella fase finale del concorso 35Awards. Vanta, inoltre numerose pubblicazioni su riviste di moda quali GQ, Harper’s Bazaar, L’Officiel, Iconic Artist, Lewis Magazine, Kaltblut, Nasty Magazine, Flanelle, Rebel. Pubblica diversi lavori fotografici su PhotoVogue. Nel corso degli ultimi quattro anni ha esposto le proprie opere in gallerie d’arte di New York, Parigi, Londra, Milano e Venezia.

Qual è il tema o il concetto, anche intimo, che principalmente senti l’urgenza di trasmettere tramite la fotografia?

Nei miei scatti cerco sempre di rappresentare universi paralleli, futuri distopici e mondi surreali, pertanto ideare e costruire set che raffigurano il mio modo di concepire le diverse realtà alternative diviene il tema principale della mia fotografia. Questa esigenza nasce dal fatto che sento costantemente la necessità di far emergere la mia interiorità, che nella quotidianità rimane per lungo tempo sommersa e soffocata. Il desiderio di vivere in costante cambiamento diviene tangibile e concreto ogni qual volta prendo la camera tra le mie mani. La fotografia è lo strumento che mi permette di trasmettere agli altri ciò che sono, con la speranza che qualcuno possa condividere e sentire come propria la mia stessa visione del mondo.

C’è un viaggio che hai fatto o una cultura che ti ha arricchito particolarmente, che ha ispirato la tua produzione visiva?

In un periodo parecchio confuso della mia vita ho deciso di affrontare quasi completamente in solitudine un lungo viaggio in Perù, durato circa un mese. Seppur nato come una semplice necessità di “andare in ferie”, questo viaggio mi ha dato la possibilità di conoscermi meglio e, in qualche modo, mi è servito per capire in che direzione volessi andare.

La natura, l’architettura, la cultura, la cucina e le persone che caratterizzano quel luogo mi sono entrate dentro, sconvolgendomi. Continuo ad avere un bel ricordo di quelle settimane, ma la cosa che più mi è rimasta dentro è la consapevolezza che è sempre possibile fare i conti con se stesso e scoprire lati della propria persona che sono sempre in evoluzione e metamorfosi.

Quanto è importante comprendere il soggetto umano quando lo scatti?

In realtà sono convinto di non comprendere affatto il soggetto umano, in quanto credo che nessuno sia realmente capace di identificare “l’altro”. Credo che ognuno di noi cerchi sempre di attribuire a chi ci circonda caratteristiche proprie: se siamo capaci di provare ogni tipologia di sentimento verso qualcuno è perché in quella persona vediamo inconsciamente delle nostre stesse caratteristiche, alcune che amiamo alla follia, altre che ci fanno tenerezza, altre ancora che ci irritano o perfino che ci disgustano. Il lavoro che la fotografia mi permette di fare è quello di creare una condizione di scambio reciproco tra me e la persona che scatto. Grazie a questo scambio riesco a dare valore all’altro, liberandomi anche solo per una frazione di secondo dall’individualismo che caratterizza il moderno essere umano occidentale.

Ci sono degli artisti o delle correnti artistiche che ti hanno formato ed ispirato, e che continuano tutt’ora ad ispirarti?

Sicuramente il surrealismo è la corrente artistica da cui più prendo spunto. Adoro la fotografia di Man Ray e Alfred Stieglitz, ma a farmi un certo effetto non è solo la pellicola: solo di recente ho imparato ad apprezzare colossi come André Breton, Joan Mirò, Salvador Dalì e René Magritte. Ad affascinarmi, però, ci sono anche i ritratti, pertanto un altro mio mito è Richard Avedon. In questa lista non posso non citare Newton. E’ riuscito ad oltrepassare i limiti e seppur controverso le foto di Helmut Newton sono impossibili da ignorare. Per quanto riguarda la vera e propria composizione dei miei scatti è stata fortemente influenzata dalle opere di Edward Hopper. Le sue geometrie e le atmosfere melanconiche immerse in un tempo sospeso e indefinito mi affascinano nel profondo. A questa lista devo aggiungere il minimalismo e l’eleganza di Bastiaan Woudt e l’uso creativo della luce di Nick Fancher.

Quanto è importante il networking per un fotografo?

Venendo dal mondo del marketing sono assolutamente consapevole di quanto sia fondamentale saper costruire e gestire una rete di soggetti che supportino la propria professione (o passione).

Il networking per me è indispensabile in tutte le fasi del lavoro artistico. Senza le persone con cui collaboro non riuscirei a realizzare nessun progetto fotografico e senza la svariata rete di esperti del settore non riuscirei a promuovere il mio lavoro.

Hai avuto svariate pubblicazioni in magazine come GQ Portugal, L’Officiel, Iconic Artist ecc… : qual è il tuo processo di creazione di un progetto, dall’ideazione alla realizzazione?

I film, la musica, la natura ed i momenti di solitudine accendono quella lampadina che fa partire il processo creativo che porta alla realizzazione di un progetto fotografico. Dopo aver avuto l’idea metto per iscritto le parole che possono aiutare ad elaborare il concept e successivamente inizio a cercare tutte le risorse umane utili a formare una squadra, che condivide gli stessi obiettivi.

Un motivo di orgoglio per me sta proprio nel rapporto che si instaura con le persone che decidono di realizzare con me il progetto: spesso si sono creati splendidi rapporti di amicizia.

Cosa consiglieresti ad un fotografo studente od emergente?

Devozione! Non basta la semplice passione o ossessione per l’arte (precisando che secondo me l’ossessione ha una connotazione negativa nella presa di consapevolezza di se stessi), quindi ad un fotografo emergente o studente direi di provare una vera e propria devozione verso ciò che si fa, come fosse una religione. Oltre a questo aspetto fondamentale, dal mio punto di vista è doveroso concentrarsi sulla propria unicità, sui propri tratti distintivi. Conoscere sé stessi è fondamentale per poter raccontare il proprio punto di vista.

Raccontaci il tema che porti a Naked Parts of Us

Back To You è un progetto fotografico dal taglio cinematografico, ispirato al genere fantascientifico. Il protagonista del racconto è un viaggiatore del cosmo, che per salvare il suo pianeta percorre una strada fatta di portali spazio-temporali e luoghi sconosciuti. Con Back To You ho voluto sottolineare un’importante riflessione: il viaggio è la rappresentazione della vita, fatta di ignoto e sofferenza.

Il percorso interiore che si compie per poter trovare la serenità è fatto di piccoli passi amari e pesanti, ma se vissuti con consapevolezza e tenacia portano lontano, fino a raggiungere la designata meta.

La location – una riserva naturale alla foce del Fiume Chidro sito nella Puglia salentina, nel sud dell’Italia – è un abbraccio tra acque, circondato da un’oasi incontaminata. Questo particolare ambiente ha incorniciato poeticamente tutto il set, dando rilievo al tema ideato.

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